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Guida · Germania

Esportare prodotti alimentari in Germania: cosa serve nel 2026

La Germania è il primo mercato dell'agroalimentare italiano: 10,9 miliardi di euro di export nel 2025, su un totale di 70,9. Essendo nell'Unione europea non ci sono controlli doganali né dazi, ma ci sono regole tedesche precise su etichetta, imballaggi, cauzione, IVA e accise. Dal 12 agosto 2026 le regole sugli imballaggi sono cambiate, e molte guide online non sono aggiornate.

Aggiornata al 26 settembre 2026 · 9 minuti di lettura

In breve

  • Nessun dazio e nessuna dichiarazione doganale: la Germania è nel mercato unico europeo.
  • Le informazioni obbligatorie in etichetta vanno scritte in tedesco.
  • Chi vende prodotti confezionati ai consumatori tedeschi deve registrarsi in LUCID e aderire a un sistema di raccolta degli imballaggi prima di vendere. Dal 12 agosto 2026 chi vende direttamente agli utenti finali tedeschi, consumatori ma anche per esempio ristoranti, senza avere sede in Germania deve anche nominare un rappresentante autorizzato.
  • Molte bevande in plastica o in lattina richiedono la cauzione (Pfand) di 0,25 €.
  • Nelle vendite online ai consumatori, sopra i 10.000 € annui di vendite verso altri Paesi UE si applica l'IVA tedesca, dichiarabile con l'OSS.

Perché la Germania

Nel 2025 l'export agroalimentare italiano verso la Germania è cresciuto del 5,5%, e il Paese resta davanti a Francia (7,8 miliardi) e Stati Uniti (7,4 miliardi). Nel primo semestre 2026 è cresciuto ancora, del 2,5%, mentre l'export agroalimentare nel complesso rallentava (+0,5% secondo Nomisma).

Secondo le statistiche tedesche, dall'Italia arrivano soprattutto prodotti da forno (1,3 miliardi di euro nel 2025), vino (1,1 miliardi), formaggi (913 milioni) e frutta fresca (855 milioni). Nel 2024 l'86% della pasta importata in Germania, in volume, veniva dall'Italia.

Anche l'online pesa: nel 2025 l'e-commerce verso i consumatori tedeschi ha superato i 92 miliardi di euro, e più della metà delle vendite passa dai marketplace, con Amazon.de primo negozio online del Paese.

Mercato unico: niente dogana, ma non senza regole

Tra Paesi UE non si pagano dazi e non si fanno dichiarazioni doganali. Le regole alimentari sono in gran parte europee, e per quello che non è armonizzato vale il riconoscimento reciproco: un prodotto venduto legalmente in un Paese UE si può vendere anche negli altri, salvo deroghe per salute, sicurezza e ambiente.

Restano da gestire le regole nazionali tedesche su lingua dell'etichetta, imballaggi e cauzione, oltre a IVA e accise. Sul lato italiano, per le vendite a imprese ci sono gli elenchi Intrastat: trovi tutto nella guida ai documenti per l'export.

Etichetta: le informazioni obbligatorie in tedesco

Il regolamento europeo sull'etichettatura (Reg. UE 1169/2011) permette a ogni Stato di imporre la propria lingua, e la Germania lo fa: le informazioni obbligatorie devono essere in tedesco. Puoi aggiungere altre lingue, ma il tedesco deve esserci.

Se vendi online, le informazioni obbligatorie, tranne la data di scadenza o il termine minimo di conservazione, devono essere disponibili prima dell'acquisto: ingredienti, allergeni, valori nutrizionali vanno quindi anche nelle schede prodotto del sito in tedesco, non solo sulla confezione.

Imballaggi: LUCID, sistema duale e le novità dal 12 agosto 2026

Dal 12 agosto 2026 si applica in tutta l'Unione il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (Reg. UE 2025/40, noto come PPWR). La Germania ha sostituito la vecchia legge sugli imballaggi (VerpackG) con una nuova legge (VerpackDG). Gli obblighi di base per chi immette per primo sul mercato tedesco prodotti confezionati destinati ai consumatori restano tre, tutti prima della prima vendita:

  1. registrazione nel registro LUCID, gestito dalla Zentrale Stelle Verpackungsregister;
  2. adesione a un sistema duale, cioè un contratto con un sistema che raccoglie e ricicla gli imballaggi;
  3. comunicazione dei quantitativi di imballaggi immessi.

La novità riguarda chi spedisce direttamente agli utenti finali in Germania, consumatori o per esempio ristoranti, senza avere sede lì: deve nominare un rappresentante autorizzato, che gestisce sistema, dati e cauzione per suo conto. La registrazione in LUCID resta a carico del produttore. La Commissione europea ha proposto di sospendere questo obbligo per i venditori con sede in un altro Paese UE; il 24 giugno 2026 il Consiglio ha deciso di non procedere, il Parlamento europeo vota in plenaria indicativamente il 19 ottobre 2026, e per ora la proposta non è legge. Il quadro europeo è nella guida agli imballaggi e all'EPR.

I marketplace devono chiedere al venditore la conferma di registrazione LUCID: senza, i prodotti non possono essere messi in vendita. Le sanzioni sono pesanti, fino a 100.000 € per la mancata registrazione secondo le prime analisi della nuova legge, oltre al divieto di vendita.

Se vendi a un importatore tedesco, di solito è lui a immettere il prodotto sul mercato e a occuparsi di questi obblighi. Mettilo per iscritto nel contratto.

Cauzione sulle bevande (Pfand)

In Germania molte bevande in contenitori monouso hanno una cauzione minima di 0,25 € per contenitore. Dal 1° gennaio 2024 vale anche per latte e bevande a base di latte in bottiglie di plastica da 0,1 a 3 litri.

La cauzione vale anche per le bevande importate. Chi le immette per primo sul mercato tedesco deve aderire al sistema DPG, avere codici GS1 per azienda e prodotti, applicare il marchio DPG sulle confezioni tramite stampatori certificati e pagare una quota. Nel vetro monouso la cauzione riguarda in pratica birra, acqua, bibite e mix alcolici: vino, spumante, superalcolici, succhi e latte in vetro ne sono esclusi, come i cartoni per bevande e le buste. In lattina o in bottiglia di plastica la cauzione si applica.

IVA: vendite a imprese e ai consumatori

  • Vendite a imprese (B2B): la fattura è senza IVA italiana e il cliente tedesco applica l'inversione contabile. Verifica sempre la sua partita IVA sul sistema europeo VIES.
  • Vendite online ai consumatori (B2C): finché le tue vendite a distanza verso consumatori di altri Paesi UE restano sotto i 10.000 € annui in totale, applichi l'IVA italiana. Sopra la soglia si applica l'IVA tedesca, che dichiari trimestralmente dall'Italia con il regime OSS, senza aprire una partita IVA in Germania.
  • Aliquote tedesche: 7% per la maggior parte degli alimenti, 19% per le bevande, compresi acqua, succhi, vino, birra e alcolici, con eccezioni come il latte.

Per alcolici e altri prodotti con accisa valgono regole specifiche: verificale con il commercialista.

Accise su vino, spumante, birra, alcolici e caffè

ProdottoAccisa in Germania, settembre 2026
Vino fermoNessuna accisa
Spumante136 € per ettolitro (51 € sotto il 6% di alcol)
Prodotti intermedi, per esempio vini liquorosi102 € per ettolitro fino al 15% di alcol, 153 € oltre
Birra0,787 € per ettolitro e per grado Plato, ridotta per i piccoli birrifici
Superalcolici1.303 € per ettolitro di alcol puro
Caffè2,19 € al kg per il tostato, 4,78 € al kg per il solubile, anche dentro altri prodotti

Le merci in sospensione d'accisa viaggiano con il documento elettronico e-AD, quelle ad accisa già pagata con il documento semplificato previsto dal 2023; i piccoli produttori di vino usano un documento dedicato. Se vendi alcolici online direttamente ai consumatori tedeschi, l'accisa tedesca è a tuo carico: devi notificare le spedizioni all'ufficio doganale tedesco competente e prestare una garanzia. Verifica gli adempimenti con lo spedizioniere o con un rappresentante fiscale.

Il governo tedesco ha proposto un aumento del 20% delle accise su alcolici, spumante e prodotti intermedi dal 2027, esclusa la birra: a settembre 2026 è ancora un disegno di legge.

Vendere online ai consumatori tedeschi

Chi vende online in Germania compete con marketplace e negozi tedeschi, in tedesco. Per farti trovare servono pagine nella lingua del cliente, con i termini che usa davvero nelle ricerche, schede prodotto complete delle informazioni obbligatorie, prezzi con l'IVA corretta e spese di spedizione chiare. Se usi un marketplace, prepara prima la registrazione LUCID: te la chiederanno.

Checklist per partire

  1. Traduci in tedesco etichetta e schede prodotto, con ingredienti, allergeni e valori nutrizionali.
  2. Registrati in LUCID e aderisci a un sistema duale prima della prima vendita; se vendi direttamente ai consumatori, nomina il rappresentante autorizzato.
  3. Per bevande in plastica o in lattina verifica la cauzione e l'adesione a DPG.
  4. Imposta l'IVA: inversione contabile per le imprese, OSS per i consumatori sopra la soglia.
  5. Per alcolici e caffè calcola l'accisa tedesca nel prezzo.
  6. Scegli i canali: importatore, catene, marketplace o e-commerce proprio.
  7. Crea pagine in tedesco pensate per chi cerca in Germania.

ExportReady per la Germania

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Domande frequenti

Serve la dogana per spedire alimenti in Germania?

No. La Germania è nel mercato unico europeo: non ci sono dazi né dichiarazioni doganali. Servono comunque fattura e documenti di trasporto, gli elenchi Intrastat per le vendite a imprese e, per vino, birra e alcolici, i documenti accise.

L'etichetta dei prodotti alimentari deve essere in tedesco?

Sì. La Germania impone il tedesco per tutte le informazioni obbligatorie. Puoi aggiungere altre lingue, ma il tedesco deve esserci. Se vendi online, le stesse informazioni vanno anche nella scheda prodotto, prima dell'acquisto.

Cos'è LUCID e chi deve registrarsi?

LUCID è il registro tedesco degli imballaggi, gestito dalla Zentrale Stelle Verpackungsregister. Deve registrarsi, prima di iniziare a vendere, chi immette per primo sul mercato tedesco prodotti confezionati destinati ai consumatori, compresi i venditori online esteri.

Chi vende online in Germania deve applicare l'IVA tedesca?

Solo sopra la soglia: se le vendite online a consumatori di altri Paesi UE superano in totale 10.000 € l'anno, si applica l'IVA del Paese del cliente, in Germania il 7% per la maggior parte degli alimenti. Si dichiara con il regime OSS, senza aprire una partita IVA tedesca.

Il vino paga l'accisa in Germania?

Il vino fermo no: in Germania non ha accisa. Lo spumante sì, 136 € per ettolitro, e così i prodotti intermedi come i vini liquorosi.

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Fonti

Questa guida è informativa e aggiornata al 26 settembre 2026. Non sostituisce il parere di un commercialista, di uno spedizioniere doganale o dell'ente competente: prima di decidere verifica sempre le regole in vigore sulle fonti ufficiali.