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Documenti per esportare prodotti alimentari: la checklist per UE ed extra UE

Per esportare un prodotto alimentare la prima domanda è dove va la merce. Dentro l'Unione europea non c'è dogana: bastano i documenti fiscali e di trasporto, più quelli per le accise se vendi vino, birra o alcolici. Fuori dall'Unione servono la dichiarazione doganale, le prove dell'origine e, spesso, i certificati sanitari richiesti dal Paese di destinazione. Ecco la lista, documento per documento.

Aggiornata al 26 settembre 2026 · 10 minuti di lettura

In breve

  • In UE: fattura, prove del trasporto, elenchi Intrastat e, per vino e alcolici, i documenti accise nel sistema EMCS.
  • Fuori UE: codice EORI, dichiarazione di esportazione elettronica, fattura commerciale, packing list, documento di trasporto.
  • L'origine si dimostra in due modi: con il certificato della Camera di commercio, quando lo chiede il Paese o il cliente, e con le prove di origine preferenziale (EUR.1 o dichiarazione di origine), le sole che danno diritto ai dazi ridotti degli accordi UE.
  • I certificati sanitari li rilascia l'ASL, sul modello richiesto dal Paese di destinazione.
  • Gli Incoterms stabiliscono chi si occupa di cosa: sceglili prima di firmare il contratto.

La tabella riassuntiva

DocumentoIn UEFuori UEChi lo prepara
FatturaSì, senza IVA per i clienti businessSì, fattura commercialeTu
Documento di trasporto (DDT, CMR, polizza di carico, lettera di vettura aerea)SìSìTu o il vettore
Packing listConsigliataSìTu
Elenchi IntrastatSì, per le vendite a impreseNoTu o il commercialista
Documento accise (e-DA o e-DAS)Per vino, birra e alcoliciPer vino, birra e alcolici in sospensione d'accisaTu, nel sistema EMCS
Codice EORINoSìAgenzia delle Dogane
Dichiarazione di esportazione (DAE)NoSìTu o lo spedizioniere doganale
Certificato di origineNoSe lo chiede il cliente o il PaeseCamera di commercio
Prova dell'origine preferenzialeNoPer avere dazi ridottiTu, oppure la dogana per l'EUR.1
Certificato sanitarioDi norma noSe lo chiede il PaeseASL

Vendere in UE: fattura, trasporto e Intrastat

Fattura

Se vendi a un'impresa di un altro Paese UE iscritta al sistema VIES, la fattura è non imponibile IVA ai sensi dell'art. 41 del DL 331/1993 e va inviata allo SdI con il codice destinatario XXXXXXX. Verifica sempre la partita IVA del cliente su VIES prima di spedire.

Se vendi a consumatori, applichi l'IVA italiana finché le tue vendite a distanza verso altri Paesi UE restano sotto i 10.000 € annui in totale. Sopra la soglia si applica l'IVA del Paese del cliente, che puoi dichiarare dall'Italia con il regime OSS.

Prove del trasporto

Per la non imponibilità devi poter dimostrare che la merce è davvero arrivata in un altro Paese UE. Le regole europee presumono l'arrivo se hai almeno due prove rilasciate da soggetti diversi e indipendenti tra loro, per esempio la CMR firmata e la polizza assicurativa del trasporto, oppure due documenti di trasporto di vettori diversi; se il trasporto lo organizza il cliente serve anche una sua dichiarazione scritta. Restano valide anche le altre prove ammesse dall'Agenzia delle Entrate.

Il DDT è obbligatorio solo in alcuni casi, per esempio con la fattura differita; per il trasporto internazionale su strada si usa la CMR.

Intrastat

Le vendite di beni a imprese UE vanno comunicate con gli elenchi Intrastat: ogni mese se in almeno uno dei quattro trimestri precedenti hai venduto per 50.000 € o più, altrimenti ogni trimestre. Nel 2026 questa soglia non è cambiata.

Vino, birra e alcolici: i documenti accise

I prodotti con accisa viaggiano con un documento elettronico nel sistema EMCS:

  • merce in sospensione d'accisa: documento e-AD (in italiano e-DA), con codice ARC, tra depositi fiscali o destinatari registrati;
  • merce con accisa già pagata in Italia: dal 13 febbraio 2023 si usa l'e-DAS, il documento di accompagnamento semplificato, tra speditori e destinatari certificati; l'accisa si paga nel Paese di destinazione e in Italia si chiede il rimborso;
  • piccoli produttori di vino, sotto i 1.000 ettolitri annui di media: sono esonerati dal deposito fiscale e usano un documento dedicato, l'e-MVV.

Se vendi alcolici online ai consumatori di un altro Paese UE, l'accisa è dovuta nel Paese del cliente e spesso serve un rappresentante fiscale: le regole cambiano da Paese a Paese.

Esportare fuori UE: EORI e dichiarazione doganale

Codice EORI

È il codice che identifica l'impresa nelle operazioni doganali. È obbligatorio per esportare, lo assegna l'Agenzia delle Dogane e non scade. Per le imprese italiane corrisponde di solito a IT seguito dalla partita IVA.

Dichiarazione di esportazione

È elettronica: in Italia dal 2 dicembre 2024 sono obbligatori i nuovi tracciati elettronici delle dichiarazioni. Dopo l'invio ottieni un numero MRN e il documento di accompagnamento esportazione (DAE). Quando la merce esce dall'Unione, la dogana registra l'uscita: questo messaggio elettronico, il cosiddetto visto uscire, è la prova che ti serve per non applicare l'IVA (art. 8 DPR 633/1972). Di solito la dichiarazione la prepara uno spedizioniere doganale.

Documenti commerciali e di trasporto

Accompagnano la merce la fattura commerciale, la packing list (colli, pesi, contenuto) e il documento di trasporto: CMR su strada, polizza di carico via nave, lettera di vettura aerea.

Incoterms

Gli Incoterms 2020 sono 11 regole internazionali che dividono costi, rischi e obblighi tra venditore e acquirente, comprese le formalità doganali. Attenzione alla resa EXW (franco fabbrica): l'export lo gestisce il cliente, e rischi di restare senza la prova di uscita che ti serve per l'IVA.

L'origine: certificato camerale e origine preferenziale

Origine non preferenziale

Il certificato di origine lo rilascia la Camera di commercio. Si chiede online con il sistema Cert'O e arriva in formato digitale con firma, stampabile in azienda. Non serve per gli scambi dentro l'UE; fuori lo chiedono alcuni Paesi o alcuni clienti.

Origine preferenziale

Con molti Paesi l'Unione europea ha accordi che riducono o azzerano i dazi, se dimostri che il prodotto è di origine UE. La prova può essere il certificato EUR.1, rilasciato dalla dogana, oppure una dichiarazione di origine scritta da te in fattura.

  • Sotto i 6.000 € di valore per spedizione la dichiarazione può farla qualsiasi esportatore.
  • Sopra i 6.000 € serve la registrazione come esportatore registrato (REX) oppure, per alcuni accordi, lo status di esportatore autorizzato.
PaeseAccordoCome si prova l'origine
CanadaCETA, applicato dal 2017Dichiarazione in fattura con numero REX (o fino a 6.000 €), valida 12 mesi
GiapponeAccordo di partenariato economico, dal 2019Dichiarazione dell'esportatore o conoscenza dell'importatore; dazi sul vino azzerati
Regno UnitoAccordo di commercio e cooperazione, dal 2021Dichiarazione con numero REX (o fino a 6.000 €) o conoscenza dell'importatore
SvizzeraConvenzione paneuromediterranea, regole riveduteEUR.1 oppure dichiarazione di origine; dal 2026 la prova vale 10 mesi

Certificati sanitari e di libera vendita

Molti Paesi fuori UE chiedono un certificato sanitario per ogni spedizione di alimenti.

  • Alimenti di origine animale (formaggi, salumi, prodotti ittici, miele): il certificato lo firma il veterinario ufficiale dell'ASL dopo aver controllato la partita, sul modello richiesto dal Paese di destinazione e concordato dal Ministero della Salute. Alcuni Paesi accettano solo stabilimenti inseriti in liste approvate.
  • Alimenti non di origine animale: il certificato, quando il Paese lo chiede, lo rilascia il servizio igiene degli alimenti (SIAN) dell'ASL.
  • Libera vendita: per gli alimenti ordinari la Camera di commercio rilascia un attestato di libera vendita, che dichiara che il prodotto è venduto legalmente in Italia. Per integratori e alimenti speciali serve invece il certificato del Ministero della Salute; per gli integratori può bastare la ricevuta della notifica al Ministero.

Esempi per Paese

Stati Uniti

Servono la registrazione dello stabilimento alla FDA e la Prior Notice per ogni spedizione. Trovi tutto nella guida alla registrazione FDA.

Regno Unito

Dal 31 gennaio 2024 i prodotti di origine animale classificati a rischio medio viaggiano con un certificato sanitario; dal 30 aprile 2024 ci sono controlli documentali e fisici a campione. Per i prodotti a rischio basso basta un documento commerciale. L'importatore britannico deve notificare la spedizione nel sistema IPAFFS almeno un giorno lavorativo prima dell'arrivo. Regno Unito e UE stanno negoziando un accordo sanitario che eliminerebbe i certificati per la maggior parte dei prodotti agroalimentari, lasciando i controlli doganali: il governo britannico punta ad applicarlo da metà 2027, fino ad allora valgono le regole attuali.

Svizzera

Con la Svizzera non ci sono controlli veterinari alla frontiera dal 2009, ma la Svizzera non fa parte dell'unione doganale europea: la dichiarazione di esportazione serve comunque. L'origine segue le regole paneuromediterranee.

Cina

Chi produce alimenti destinati alla Cina deve registrarsi presso l'autorità doganale cinese (GACC) sul portale CIFER. Dal 1° giugno 2026 vale il nuovo Decreto 280, che ha sostituito il 248: per 17 categorie di prodotto serve la raccomandazione dell'autorità competente italiana, per le altre basta l'auto-registrazione. Secondo le linee guida pubblicate, la registrazione vale 5 anni e il numero va indicato nella dichiarazione doganale cinese.

Dove verificare le regole del tuo Paese di destinazione

  • Access2Markets, il portale gratuito della Commissione europea: dazi, regole e documenti per oltre 140 mercati, anche in italiano.
  • Schede Export delle Camere di commercio, sul portale WorldPass: i documenti richiesti Paese per Paese.
  • Ministero della Salute: modelli dei certificati sanitari e liste degli stabilimenti abilitati.
  • Export Front Desk dell'Agenzia ICE: un primo orientamento gratuito, online o in presenza.

ExportReady e i documenti per l'export

ExportReady non sostituisce lo spedizioniere doganale: ti aiuta a trovare clienti esteri e a rispondere ai buyer con un preventivo in giornata, nella loro lingua. Prepara i documenti di questa guida prima della prima spedizione, così il primo ordine arrivato dalla vetrina non si ferma in dogana.

Domande frequenti

Quali documenti servono per spedire alimenti in un Paese UE?

Fattura, prove del trasporto come la CMR e, per le vendite a imprese, gli elenchi Intrastat. Per vino, birra e alcolici serve anche il documento accise nel sistema EMCS. Non servono dichiarazioni doganali né certificati di origine.

Cos'è il DAE?

È il documento di accompagnamento esportazione, generato dopo l'invio della dichiarazione doganale di esportazione. Accompagna la merce fino all'uscita dall'Unione europea; la registrazione elettronica dell'uscita è la prova che ti serve per non applicare l'IVA.

Serve il certificato di origine per esportare alimenti?

Dentro l'UE no. Fuori dall'UE dipende dal Paese e dal cliente: il certificato di origine della Camera di commercio si chiede online. Per avere dazi ridotti grazie agli accordi UE serve invece la prova dell'origine preferenziale, come l'EUR.1 o la dichiarazione in fattura.

Chi rilascia il certificato sanitario per esportare alimenti?

L'ASL: il veterinario ufficiale per gli alimenti di origine animale, il servizio igiene degli alimenti (SIAN) per gli altri. Il modello è quello richiesto dal Paese di destinazione e concordato dal Ministero della Salute.

Cos'è il REX?

È il registro degli esportatori registrati. Con il numero REX puoi dichiarare direttamente in fattura l'origine preferenziale dei tuoi prodotti, anche sopra i 6.000 € per spedizione, e ottenere i dazi ridotti previsti dagli accordi UE, per esempio con Canada, Giappone e Regno Unito.

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Fonti

Questa guida è informativa e aggiornata al 26 settembre 2026. Non sostituisce il parere di un commercialista, di uno spedizioniere doganale o dell'ente competente: prima di decidere verifica sempre le regole in vigore sulle fonti ufficiali.